• Prof. Simone Martini Università di Bologna, Martedì 13 Novembre 2012, ore 17:30
  • Prof. Giuseppe O. Longo, Università di Trieste, Mercoledì 28 Novembre 2012, ore 17:30
  • Prof. Michele Emmer, Università di Roma, Mercoledì 5 Dicembre 2012, ore 16:30
  • Dott.ssa Teresa Numerico, Università di Roma 3, Mercoledì 12 Dicembre 2012, ore 17:30


Programma dettagliato

Prof. Simone Martini Università di Bologna
Martedì 13 Novembre 2012, ore 17:30
Calcolo e simboli: la scienza digitale
Alan Turing a cent'anni dalla nascita

Abstract: Alan Mathison Turing (di cui ricorre nel 2012 il centenario della nascita) può essere definito il creatore della scienza digitale, cioè della possibilità di descrivere, spiegare e modificare la realtà con mezzi finiti e meccanici. Saranno presentati i mezzi e i risultati con i quali Turing inaugura questa disciplina, attraverso l'analisi dell'operazione di far di conto. Si discuteranno poi alcuni concetti fondamentali di tali scienza (procedimento effettivo, complessità computazionale, interazione, ecc.), per discutere il ruolo che in essa gioca l'aspetto linguistico.

Prof. Giuseppe O. Longo, Università di Trieste
Mercoledì 28 Novembre 2012, ore 17:30
Il test di Turing: variazioni sul tema

Abstract: Appare molto difficile individuare un criterio oggettivo che ci consenta di distinguere il pensiero da una sua imitazione meccanica, per quanto raffinata. Il punto critico è la definizione di pensiero. In un articolo del 1950, Alan Turing trasformò la domanda se una macchina possa pensare in un problema indiziario basato su una prova di tipo dialogico: se un giudice non riesce a distinguere il comportamento verbale di un computer da quello di un essere umano, che per definizione pensa, allora il computer pensa. Il test di Turing prende lo spunto dal "gioco dell'imitazione", nel quale un esaminatore cerca di distinguere un uomo da una donna basandosi soltanto sulle risposte a una serie di domande. Nel suo esperimento concettuale, Turing immagina di sostituire alla donna una macchina, assegnando all'esaminatore il compito di distinguere l'uomo dal computer. La versione modificata del gioco consente a Turing di affrontare il problema del pensiero meccanico evitando le difficoltà definitorie legate ai termini "macchina" e "pensare", il cui significato dovrebbe essere precisato in via preliminare. L'utilità di questa proposta consiste non tanto nella risposta che essa consente di fornire al problema di partenza (non è scontato che fornisca una risposta), quanto nella possibilità che essa offre di analizzare concetti come mente, pensiero, intelligenza. Il test di Turing ha suscitato negli anni molte discussioni, sia per la vaghezza della formulazione originale sia per i progressi via via compiuti dall'intelligenza artificiale.


Prof. Michele Emmer, Università di Roma
Mercoledì 5 Dicembre 2012, ore 16:30
Presso Aula Verde del Dipartimento di Informatica
Turing, i matematici, il cinema

Abstract: I matematici nel cinema sono scelti come protagonisti di storie perchè hanno delle vite particolari. Nell'immaginario collettivo il matematico è geniale, è logico, è eccezionale. Quindi può essere un killer, un investigatore, una persona non molto normale. E poi ci sono i matematici "veri" come Alan Turing la cui vita sembra un film. Partendo da Turing si parlerà di cinema e matematici, e matematica.

Dott.ssa Teresa Numerico, Università di Roma 3
Mercoledì 12 Dicembre 2012, ore 17:30
Alan Turing e l'intelligenza delle macchine tra corpo, apprendimento e socialità

Abstract: L'intervento si propone di indagare l'idea di intelligenza meccanica secondo Alan Turing con particolare riguardo alla molteplicità dei suoi esperimenti in materia. Il contesto nel quale matura la riflessione di Turing ci consente di offrire una panoramica complessiva delle diverse tendenze che si affacciano nella sua opera breve eppure intensa sull'argomento. Si discuterà il ruolo cruciale dell'interferenza nella creazione di intelligenza della macchina e l'importanza del corpo e del linguaggio come strumento per sostituire il corpo nelle relazioni con l'ambiente circostante e gli altri esseri umani.
L'interferenza è alla base, tra l'altro, dell'addestramento che ricopre per Turing un'importanza assolutamente centrale nell'evoluzione di macchine capaci di svolgere un ruolo intelligente. La macchina universale e il suo carattere di virtualità viene presa a modello dello sviluppo dell'intelligenza meccanica. Tuttavia Turing rilancia e non si accontenta di una macchina in grado di esibire disciplina nel proprio comportamento. Un dispositivo che debba comportarsi in modo intelligente deve manifestare la capacità di iniziativa; tale elemento residuo rispetto alla disciplina è l'unico a poter garantire l'originalità del pensiero della macchina, pur essendo responsabile della sua relativa inevitabile inaffidabilità.
L'intervento discuterà inoltre le diverse interpretazioni del test di Turing per descrivere la sua posizione critica nel gioco dell'imitazione. Questo criterio proposto proprio per evitare di doversi accordare sul carattere dell'intelligenza. In questo gioco la macchina deve simulare un essere umano mentre viene interrogato da una persona comune. La macchina ha successo nel gioco se il giudice è incapace di distinguerla da un essere umano in una percentuale notevole di valutazioni. Mentre sembra chiaro dalle diverse formulazioni proposte nell'opera di Turing che non era concepito come una definizione operativa di intelligenza, è meno chiaro che implichi una concezione dell'intelligenza condivisa dal mondo sociale. Argomenterò in favore dell'interpretazione che suggerisce la centralità di una definizione sociale di intelligenza, anche in riferimento a una possibile influenza della concezione del linguaggio e dell'interazione umana propria di Wittgenstein. L'intervento si propone infine di discutere il significato culturale delle illustri cattive interpretazioni del test nell'ambito dei progetti dei pionieri di AI.